Presentata a Roma l’ultima annata, quella del 2023, di Arale, vino bianco a base di uve trebbiano e malvasia, uno dei prodotti di punta della Cantina Pomario. Azienda vinicola umbra di proprietà della famiglia Spalletti Trivelli.
Nata nel 2004 nei pressi di Città della Pieve, in provincia di Perugia, situata in un piccolo poggio a 500 metri di altitudine, la Cantina Pomario ha debuttato sul mercato nel 2009, con la prima vendemmia di due cru: il Sariano, vino rosso frutto di una vinificazione in purezza di sangiovese, elegante e profumato, fatto maturare in botti di rovere che gli donano struttura e versatilità negli abbinamenti. E l’Arale, appunto, figlio di un matrimonio azzeccato fra uve trebbiano, per l’80 per cento, e malvasia, per il restante 20. Un vino bianco intenso e strutturato adatto all’invecchiamento.
La tenuta, nata come “buen retiro” per i proprietari, Giangiacomo Spalletti Trivelli e sua moglie Susanna D’Inzeo, figlia del campione di equitazione Raimondo, è cresciuta lentamente. E soprattutto con grande attenzione ai dettami dell’agricoltura biologico-biodinamica e nel rispetto del territorio e degli equilibri della natura.
L’azienda agricola in realtà è molto vasta, ma solo un ettaro inizialmente era dedicato all’uva, con una “vecchia vigna” da cui sono nati i primi vini, uno dei quali, il Sariano, alla sua seconda annata, quella del 2010, ha vinto la Medaglia d’Argento al Decanter World Wine Awards, prestigioso premio assegnato a Londra. Dall’ettaro iniziale, dicevamo, negli anni l’azienda vinicola si è ampliata fino a dieci ettari, tutti impiantati a vigneto, da cui nascono varie etichette. Dopo i due cru iniziali, infatti, la cantina ha dato vita ad un bianco passito: il Muffato delle Streghe. Un vino da dessert che per la sua struttura può accompagnare anche foie gras e formaggi stagionati e piccanti. Per la sua produzione l’enologa dell’azienda, Mery Ferrara, si avvale delle condizioni climatiche tipiche del territorio, con nebbia mattutina e pomeriggi assolati e ventilati, che favoriscono la produzione della “muffa nobile” che caratterizza questo vino dolce.
Successivamente è arrivato il Batticoda, un vino bianco fresco e profumato realizzato con del grechetto e altre varietà a bacca bianca. Un vino acidulo, fresco e leggermente sapido. Altra etichetta il Rubicola, un vino rosso fresco vinificato in acciaio prodotto con uve Sangiovese e Merlot.
Poi c’è il Rondirose, un rosè profumato, acidulo, fragrante, con una sensazione di sapidità. Viene realizzato con uve Merlot e Sangiovese.
Ultimi arrivati, il Radura, il cui nome deriva dall’omonimo vigneto impiantato nel 2016, è il frutto di una selezione di uve autoctone come Alicante, Colorino, Malvasia nera, Foglia tonda e un clone particolare di Sangiovese. Matura 12 mesi in legno e si affina in anfora di ceramica, diventando morbido e corposo. E il Ciliegiolo, un vino rosso prodotto con uve ciliegiolo in purezza e invecchiato in “tonneau” di rovere.
Insomma, un discreto numero di etichette per una produzione annuale di circa 45mila bottiglie che entro un paio d’anni dovrebbero diventare 60mila, con l’aggiunta di una nuova etichetta che sarà realizzata con il l’uva di grechetto in purezza.
Una produzione venduta in parte direttamente in cantina, agli enoturisti appassionati che visitano in gran numero l’azienda, o alla clientela italiana fatta di ristoranti ed enoteche in particolare in Umbria e a Roma. Ed infine all’estero, soprattutto in Europa, ovvero in Germania, Inghilterra, Belgio e Olanda.
Accanto al vino, l’Azienda Agricola Pomario vanta una produzione di olio di qualità, grazie ad un frantoio privato che consente di lavorare le olive, delle varietà Leccino, Moraiolo e Frantoio, entro un paio d’ore dalla raccolta. L’olio extravergine che se ne ricava, vincitore di vari premi, ha ottenuto sin dalla nascita la certificazione “bio”, ha un’acidità bassissima e una produzione che nelle stagioni migliori arriva a duemila litri.